Elenco delle priorità a livello operativo
1. Individuazione delle “regioni di provenienza”, delle “aree omogenee di raccolta” e delle “aree di impiego”, attraverso una completa “zonizzazione ecologica” che permette di ridurre in modo efficace i rischi di inquinamento genetico e di disporre, nel frattempo, dei materiali di propagazione più idonei per i diversi tipi di impiego.

2. Messa a punto delle norme per la riduzione della perdita di biodiversità nelle fasi di coltivazione.

Il “passaggio in vivaio”, è una fase molto delicata per la conservazione della biodiversità. Per evitare che si verifichino involontari e negativi fenomeni di drift genetico, è necessario mettere a punto protocolli di raccolta e di coltivazione e meccanismi di “chain of custody” (sistemi di tracciabilità) dei materiali (gestione per partite e non per specie; certificazione di qualità dell’attività vivaistica,etc.).

3. Creazione di una rete nazionale dei Centri per la Conservazione della Biodiversità della Flora Legnosa Indigena. Si tratta di Centri tecnico-scientifici, a servizio della vivaistica commerciale, gestiti dalle Amministrazioni Regionali ed eventualmente tra loro coordinati. I Centri dovrebbero svolgere alcune azioni fondamentali nell’ambito di una strategia nazionale di rilancio dell’attività vivaistica forestale, ed in particolare:
• raccolta e lavorazione di materiali di propagazione;
• monitoraggio e, se necessario, gestione dei popolamenti da seme individuati all’interno delle aree omogenee di raccolta;
• miglioramento delle tecniche di raccolta, preparazione e conservazione dei materiali di propagazione e di coltivazione, conservazione e messa a dimora delle piantine forestali.

4. Ristrutturazione del sistema vivaistico forestale ,che integri i vivai forestali delle Amministrazioni Regionali, ormai poco produttivi e inadeguati per la mancanza di appropriati fondi finalizzati ad una gestione valida e produttiva.
Per vincere anche sul fronte commerciale, la battaglia per la conservazione del patrimonio genetico delle specie vegetali legnose indigene appare necessario dar avvio ad una radicale riorganizzazione del sistema vivaistico forestale regionali, puntando sui vivai privati, cui possa attingere anche le Amministrazioni Regionali con appositi affidamenti, secondo le norme di Legge. Dunque, nell’ambito dei Fondi Strutturali dovranno essere previste precise linee di finanziamento finalizzate alla creazione o l’adeguamento di vivai forestali, nel rispetto di alcuni fondamentali principi:
coltivazione di tutte le specie indigene per favorirne l’impiego;
• coltivazione delle provenienze locali delle specie indigene;
• applicazione dei protocolli di raccolta e coltivazione volti a limitare i fenomeni di riduzione del pool genico delle specie coltivate.

5. Formazione di personale adeguato a livello tecnico e gestionale dei vivai. Attualmente non esiste una specifica formazione dei tecnici specializzati alla direzione di vivaio forestali. Sarebbe dunque urgente colmare anche questa lacuna per dotare il futuro sistema vivaistico forestale di personale tecnico-direzionale adeguato per ottenere produzioni di elevata qualità con bassi costi di produzione.